.
Annunci online

Zigurrat

Quando una elezione non è una elezione (Michael Ledeen su National Review)

Neocon 17/6/2005



Le elezioni in Iran sono vere elezioni ???
La risposta  di Michael Ledeen su National Review  (in inglese).




permalink | inviato da il 17/6/2005 alle 11:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Why ???

Neocon 17/6/2005




Leggendo questo articolo , viene da chiedersi come mai noi, umili bloggers, ci documentiamo e cerchiamo di capire chi e cosa sono i neocon o i teocon, mentre loro no.
Fortunatemente c'è Camillo che mette le cose in chiaro, con questo pezzo.
Bravo, Bravo, Bravo.
Keep it up the good work.



permalink | inviato da il 17/6/2005 alle 10:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Dedicato ad una eventuale giornalista italiana comunista rapita in Iraq

Neocon 21/3/2005




permalink | inviato da il 21/3/2005 alle 21:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

September Morning

Neocon 17/3/2005




permalink | inviato da il 17/3/2005 alle 18:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Qualcosina su Paul Wolfowitz - prossimo presidente della banca mondiale

Neocon 17/3/2005



"Una intelligenza attiva e fertile", indovinate un po' chi ha detto questo di Paul Wolfowitz, candidato presidente della Banca mondiale ?
Non è Bush, Non è Berlusconi, Non è Ferrara, Non è Christian Rocca e non è Zigurrat.
E' stato il senatore americano Joe Biden, vice presidente della commissione esteri del Senato. 
Qualcuno di voi starà pensando che egli sia uno dei falchi dei Repubblicani, peccato che il senatore Biden sia un esponente autorevole dei Democratici.
Potete anche non crederci, ma nell'articolo Democrats for Wolfowitz, uscito su The Weekly Standard, potete leggere il tutto.
All'interno dell'articolo, poi, ci sono delle citazioni di G.W.Bush in cui lo stesso presidente ci informa che ha contattato preventivamente anche Silvio Berlusconi ed alcuni leader europei per annunciargli la candidatura.
Peccato che tale clima bipartisan non sia esportabile come la democrazia. 



permalink | inviato da il 17/3/2005 alle 9:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

Yahuuu Condoleeza !!!!

Neocon 25/2/2005




permalink | inviato da il 25/2/2005 alle 21:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

The Together Speech

Neocon 22/2/2005



Il discorso pronunciato ieri da G.W. Bush a Bruxelles di fronte alle massime autorità dell'Europa, che di seguito riportiamo, è uno di quei discorsi che merita di essere letto.
Noi lo abbiamo chiamato the Together Speech, "Il discorso dell'Insieme", perchè il Presidente ha molto insistito sulla alleanza tra Usa e Europa.
Molti lo hanno interpretato come il segnale del ravvedimento di Bush, come una sorta di sganciamento dall'ideologia neoconservatrice. Ci spiace deluderli, ma sappiamo anche che molti politici e molti commentatori oggi devono convertirsi a quel mellifluo e leccaculonesco saluto "Welcome Mr. President".
Bush non ha intenzione di redimersi o di sganciarsi, sta solo affinando le strategie e cambiando le armi, ma i fine rimane sempre quello: la democrazia e la libertà. Il Presidente americano non è venuto in Europa da mendicante, è venuto da trionfatore. Dopo l'Afghanistan, dopo essere stato trionfalmente rieletto in America, dopo un nuovo inzio dei rapporti tra Israele e la Palestina e dopo il successo delle elezioni irachene.
E' venuto a dire ai nostri governanti che è venuto il momento di scegliere che anche loro, se vogliono, possono partecipare alla raccolta delle messi della libertà e della democrazia, tanto l' America si è sobbarcata il lavoro sporco, il tutto senza rimproveri o senza toni duri.
Fortunatamente tra questi invitati recalcitranti non c'è l'Italia, o almeno non The right italian nation. 


The Together Speech di G.W. Bush, Presidente USA, Bruxelles 21/02/2005 

Signor primo ministro, grazie per la gentile presentazione e per la calorosa ospitalità. Illustri ospiti, signore e signori, Laura e io siamo molto lieti di essere qui. Sono davvero felice di visitare di nuovo Bruxelles, la capitale di una bella nazione, sede dell’Unione Europea e dell’Alleanza della Nato. In questo viaggio in Europa seguo delle orme celebri. Più di due secoli fa Benjamin Franklin è arrivato in questo continente ricevendo grandi plausi. Un osservatore scrisse che «la sua fama era più universale di quella di Leibniz o di Newton, di Federico il Grande o di Voltaire, e la sua figura più amata e stimata della loro». Quell’osservatore continuò dicendo che non c’era quasi contadino o cittadino che non lo considerasse un amico dell’umanità. Ho sperato di ricevere una simile accoglienza. Ma il segretario di Stato Rice mi ha detto di essere realista.
Apprezzo la possibilità di poter parlare, in questa grande sala, ai popoli d’Europa. Per più di 60 anni le nostre nazioni hanno affrontato insieme grandi sfide della storia. Insieme ci siamo opposti a ideologie totalitarie con la nostra potenza e la nostra pazienza. Insieme abbiamo unito questo continente con i nostri valori democratici. E insieme segniamo, anno dopo anno, gli anniversari della libertà, dal D-Day alla liberazione dai campi di sterminio, alle vittorie della coscienza nel 1989. La nostra alleanza transatlantica ha reso vani i piani di dittatori, servito gli alti ideali dell’umanità e indirizzato un secolo violento su una rotta nuova e migliore. E anche col passare del tempo non dobbiamo mai dimenticare i risultati che, fianco a fianco, abbiamo raggiunto.
Tuttavia i nostri rapporti sono fondati su qualcosa di più della soddisfazione per il passato. In un nuovo secolo, l’alleanza tra l’Europa e il Nord America è il pilastro principale della nostra sicurezza. Le solide attività commerciali che intratteniamo sono uno dei motori dell’economia mondiale. Questo esempio di libertà economica e politica dà speranza a milioni di persone che soffrono per la povertà e l’oppressione. Sotto tutti questi aspetti la nostra forte amicizia è fondamentale per la pace e la prosperità del globo, e nessuna discussione contingente, nessun disaccordo passeggero tra i governi, nessun potere sulla terra ci potrà mai dividere.
Oggi l’America e l’Europa si trovano di fronte a un momento di grande peso e denso di opportunità. Insieme, possiamo ancora una volta far imboccare alla storia la strada della speranza, che allontani povertà e disperazione e avvicini lo sviluppo e la dignità dell’autodeterminazione, rifugga dal risentimento e dalla violenza e vada verso la giustizia e una pacifica conciliazione delle differenze. Cogliere questo momento richiede idealismo; dobbiamo vedere in ogni persona ciò che c’è di giusto e la capacità di vivere nella libertà. Cogliere questo momento richiede realismo; dobbiamo agire con saggezza e decisione nei confronti di sfide complesse. E cogliere questo momento richiede anche cooperazione, perché quando l’Europa e l’America stanno insieme, non ci sono problemi insormontabili. Mentre le discussioni passate si affievoliscono, mentre i grandi impegni divengono chiari, disponiamoci ad avviare una nuova era di unità transatlantica.La nostra maggiore occasione e obiettivo immediato è la pace nel Medio Oriente. Dopo molte false partenze, speranze infrante e vite svanite, una risoluzione del conflitto tra gli israeliani e i palestinesi è ora a portata di mano. L’America e l’Europa hanno assunto un impegno morale. Non rimarremo a guardare mentre un’altra generazione nella Terra Santa cresce in un clima di violenza e disperazione.
L’America e l’Europa condividono anche un interesse strategico. Contribuendo a costruire una pace duratura, rimuoveremo dei rancori irrisolti che sono usati per fomentare odio e violenza in tutto il Medio Oriente. I nostri sforzi sono guidati da una visione chiara. Siamo decisi a vedere due stati democratici, Israele e la Palestina, che vivono l’uno accanto all’altro in pace e sicurezza. Il popolo palestinese merita un governo che sia rappresentativo, onesto e pacifico. Il popolo israeliano ha bisogno che finisca il terrore e vi sia un partner affidabile e deciso alla pace. E il mondo non deve smettere di adoperarsi finché non si arrivi a una risoluzione giusta e duratura di questo conflitto.
Tutte le parti devono assumere delle responsabilità. Gli stati arabi devono porre fine a ogni istigazione nei loro mezzi di comunicazione, tagliare i fondi al terrorismo, smettere di sostenere un’istruzione scolastica estremista e stabilire relazioni normali con Israele. I leader palestinesi devono affrontare e disarmare i gruppi terroristi, combattere la corruzione, incoraggiare la libertà d’impresa e stabilire una vera autorità nei confronti del popolo. Solo una democrazia può sostenere le speranze dei palestinesi, rendere Israele sicuro e alzare la bandiera di una Palestina libera.
Il successo della democrazia in Palestina dovrebbe anche essere il principale scopo di Israele. Perciò Israele deve sospendere gli insediamenti, aiutare i palestinesi a costruire una economia florida e rendere possibile la costruzione di un nuovo stato palestinese con territori contigui sulla West Bank. Uno stato composto da territori sparsi non funzionerà.
Cerchiamo la pace tra Israele e la Palestina per il valore della pace. Siamo anche consapevoli che una Palestina libera e pacifica possa dare maggior slancio al processo di riforme in tutto il Medio Oriente. A lungo andare non possiamo vivere in pace e sicurezza se il Medio Oriente continuerà a produrre ideologie volte all’assassinio e terroristi che cercano le armi più letali. Regimi che terrorizzano il proprio popolo non esiteranno ad appoggiare il terrore all’estero. Lo status quo della tirannia e la disperazione nel Medio Oriente, la falsa stabilità della dittatura e la stagnazione possono solo portare a un maggior risentimento in una regione martoriata e a maggiori tragedie nelle nazioni libere.
Il futuro delle nostre nazioni e il futuro del Medio Oriente sono collegati e la nostra pace dipende dalle loro prospettive, dal loro sviluppo e dalla loro libertà. Riforme durevoli ed efficaci nell’arco del Medio Oriente non saranno imposte dall’esterno. Devono essere volute dall’interno. I governi devono scegliere di combattere la corruzione, abbandonare le vecchie abitudini di controllo, proteggere il diritto di coscienza e i diritti delle minoranze. I governi devono investire nella sanità e nell’educazione dei loro popoli e assumersi la responsabilità di risolvere i problemi invece di limitarsi a dare la colpa ad altri. I cittadini devono ritenere responsabili i propri governi. Il cammino non è sempre facile, come possono testimoniare tutti i popoli liberi. Tuttavia vi sono ragioni per aver fiducia. Alla fine uomini e donne che cercano il successo della propria nazione rifiuteranno un’ideologia fatta di oppressione, rabbia e paura. Alla fine gli uomini e le donne abbracceranno la partecipazione democratica e il progresso.
Stiamo intanto assistendo ad un arco di riforme che va dal Marocco al Bahrain, all’Iraq all’Afghanistan. Il nostro compito è incoraggiare questo progresso accettando i doveri delle grandi democrazie. Dobbiamo stare dalla parte dei riformatori democratici. Dobbiamo incoraggiare i movimenti democratici. E dobbiamo appoggiare le transizioni verso la democrazia in modi concreti. L’Europa e l’America non devono aspettarsi e non devono pretendere che le riforme avvengano di colpo. Non è avvenuto così nella nostra storia. Al mio Paese sono occorsi molti anni per accogliere a pieno titolo le minoranze e le donne nel sistema americano e questa battaglia non è ancora finita. Tuttavia, mentre le nostre aspettative devono essere realistiche, i nostri ideali devono mantenersi saldi e chiari. Dobbiamo attenderci standard più alti dai nostri amici e partner mediorientali.
Il governo dell’Arabia Saudita può dimostrare la sua leadership nella regione incrementando il ruolo del popolo nella possibilità di determinare il proprio futuro. E la grande e fiera nazione egiziana, che ha mostrato la strada verso la pace nel Medio Oriente, può ora mostrare la strada verso la democrazia.
Il nostro comune impegno per un progresso democratico viene messo alla prova in Libano, un Paese una volta fiorente che ora soffre a causa di un vicino oppressivo. Il regime siriano, mentre deve agire in modo più deciso per fermare chi sostiene la violenza e la sovversione in Iraq, deve anche cessare di appoggiare gruppi terroristi che cercano di distruggere le speranze di pace tra israeliani e palestinesi.
La Siria deve anche porre fine all’occupazione del Libano. Il popolo libanese ha il diritto di essere libero e gli Stati Uniti e l’Europa hanno un comune interesse a che il Libano sia uno stato democratico e indipendente. Il mio Paese e la Francia si sono adoperati per far approvare la risoluzione 1559 del Consiglio di Sicurezza, che chiede che la sovranità del Libano sia rispettata, che i militari e gli agenti stranieri siano ritirati, e che si tengano libere elezioni senza interferenze straniere. Negli ultimi mesi il mondo ha visto uomini e donne prendere parte a elezioni storiche da Kabul a Ramallah a Baghdad. E senza l’interferenza siriana, le elezioni parlamentari nella prossima primavera in Libano potranno rappresentare un’altra pietra miliare della libertà.
L’impegno nei confronti del processo democratico viene onorato in Afghanistan. Quel Paese sta costruendo una democrazia che riflette le sue tradizioni e la sua storia e mostra la strada alle altre nazioni della regione. Il presidente eletto sta lavorando per il disarmo e la smobilitazione delle milizie in preparazione delle elezioni per l’assemblea nazionale che si terranno questa primavera.
La popolazione afgana sa che il mondo è dalla sua parte. Dopo tutto, la Germania sta fornendo un fondamentale addestramento alla polizia, il Regno Unito li sta aiutando a combattere il commercio della droga, l’Italia sta dando assistenza nei confronti della riforma del sistema giudiziario, la sempre più importante missione di sicurezza Nato è guidata da un generale turco. I governi europei stanno aiutando l’Afghanistan a farcela e l’America riconosce il valore della vostra leadership.
Insieme dobbiamo spiegare al popolo iracheno che il mondo è anche con loro, perché hanno senz’altro mostrano il loro carattere al mondo. Un iracheno che lo scorso anno perse una gamba a causa di una bomba, ha voluto assolutamente partecipare al voto del 30 gennaio. Ha detto: «Sarei venuto qui carponi, se fosse stato necessario. Non voglio che i terroristi uccidano altri iracheni come hanno cercato di uccidere me. Oggi voto per la pace». Ogni voto dato in Iraq è stato un atto di sfida al terrore. E il popolo iracheno si è guadagnato il nostro rispetto.
Alcuni europei hanno partecipato alla battaglia per liberare l’Iraq, mentre altri no. Ma tutti noi riconosciamo il coraggio quando lo vediamo. E l’abbiamo visto nel popolo iracheno. Tutte le nazione ora hanno interesse che l’Iraq riesca a diventare un paese libero e democratico, che combatta il terrore, che sia un esempio di libertà e una fonte di stabilità nella regione. Nei mesi a venire l’assemblea recentemente eletta in Iraq avrà l’importante compito di istituire un governo, dare sicurezza, incrementare i servizi di base e scrivere una costituzione democratica. Questo è il momento per le democrazie consolidate di dare tangibile aiuto politico, economico e per la sicurezza alla più giovane democrazia del mondo,
In Iran il mondo libero ha uno scopo comune. Per amore della pace il regime iraniano deve cessare di dare sostegno al terrorismo e non deve costruire armi nucleari. Nel salvaguardare la sicurezza delle nazioni libere, non si può escludere nessuna opzione. Tuttavia l’Iran è diverso dall’Iraq. Siamo alle prime fasi della diplomazia.
Gli Stati Uniti sono membri del gruppo di governo dell’IAEA (International Atomic Energy Agency), che ha la responsabilità di affrontare questo problema. Stiamo lavorando in collaborazione con l’Inghilterra, la Francia e la Germania, che si oppongono alle ambizioni nucleari dell’Iran e insistono perché Teheran si adegui alle leggi internazionali.
I risultati di questo modo di affrontare la questione dipendono ora in larga parte dall’Iran. Ci adoperiamo anche perché l’Iran attui le riforme promesse. È arrivato il momento per il regime iraniano di ascoltare il suo popolo, rispettarne i diritti e unirsi al movimento per la libertà che sta crescendo intorno a loro. In tutto il Medio Oriente, dai territori palestinesi al Libano, all’Iraq e all’Iran, credo che l’avanzamento della libertà all’interno delle nazioni costruirà la pace tra le nazioni stesse.
E una ragione di questa convinzione deriva dall’esperienza dell’Europa. In due guerre mondiali, l’Europa ha visto la natura aggressiva della tirannia e il costo terribile della mancanza di fiducia e della divisione. Nella Guerra Fredda l’Europa ha visto che la cosiddetta stabilità di Yalta era una fonte costante di ingiustizia e paura. E ha anche visto che l’ascesa di movimenti democratici come Solidarnosc riusciva ad aprire la cortina di ferro tesa dai tiranni. Il diffondersi della libertà ha contribuito a risolvere vecchi conflitti e l’allargamento della Nato e l’Unione Europea hanno trasformato i rivali in alleati.
L'America sostiene l’unità democratica dell’Europa per la stesse ragioni per cui appoggiamo il diffondersi della democrazia in Medio Oriente: perché la libertà porta alla pace. L’America appoggia un’Europa forte, perché abbiamo bisogno di un partner forte nel duro lavoro di far progredire la libertà e la pace nel mondo. Credo anche che il futuro della Russia sia all’interno della famiglia europea e della comunità transatlantica. L’America favorisce l’adesione della Russia alla WTO (World Trade Organization), perché adeguarsi agli standard della WTO rafforzerebbe i progressi della libertà e della prosperità di quel Paese. Tuttavia, perché la Russia divenga sempre più una nazione europea, il suo governo deve rinnovare l’impegno verso la democrazia e la legalità.
Siamo consapevoli che le riforme non avvengono nell’arco di una notte. Dobbiamo sempre ricordare alla Russia, tuttavia, che la nostra alleanza sostiene la libertà di stampa, un’opposizione vitale, la condivisione del potere e la legalità. E gli Stati Uniti e tutti i paesi europei dovrebbero porre le riforme democratiche al centro del loro dialogo con la Russia.
La nostra alleanza è decisa a mostrare una buona gestione della terra, e per questo è necessario affrontare il problema serio e di lungo periodo del cambiamento globale del clima. Tutti noi abbiamo espresso le nostre opinioni sul Protocollo di Kyoto e ora dobbiamo lavorare insieme per andare avanti. Tecnologie emergenti, come i veicoli a idrogeno, l’elettricità ricavata da fonti di energia rinnovabili, la tecnologia del carbone pulito incoraggeranno una crescita economica responsabile verso l’ambiente.
Con la ricerca, la messa in atto, la promozione di nuove tecnologie nel mondo, tutte le nazioni, compresi i paesi in via di sviluppo, possono progredire economicamente rallentando al contempo l’emissione di gas a effetto serra ed evitando sostanze inquinanti che insidiano la salute pubblica. Tutti noi possiamo usare le potenzialità dell’ingegno umano per migliorare l’ambiente per le generazioni future.
La nostra alleanza è decisa ad affrontare i disastri naturali, la fame e le malattie con aiuti rapidi e solidali. Mentre siamo qui, personale americano ed europeo sta aiutando le vittime dello tsunami in Asia. Il nostro impegno finanziario congiunto per sollevare le vittime dello tsunami e contribuire alla ricostruzione ha raggiunto quasi 4 miliardi di dollari. Stiamo lavorando attraverso il fondo globale per combattere l’Aids e altre malattie nel mondo. E il piano d’emergenza americano ha indirizzato risorse aggiuntive alle nazioni maggiormente bisognose.
Attraverso tutti questi sforzi incoraggiamo la stabilità e il progresso per costruire una base più salda alle istituzioni democratiche. E, soprattutto, adempiamo al dovere morale di curare gli ammalati, dar da mangiare agli affamati e confortare gli afflitti.
La nostra alleanza è anche decisa a difendere la nostra sicurezza, perché ci rifiutiamo di vivere in un mondo dominato dalla paura. I movimenti terroristi cercano di intimorire i popoli liberi e di capovolgere il corso della storia commettendo assassini di grande portata. Non ci faremo intimorire e i terroristi non fermeranno la marcia della libertà. Ringrazio le nazioni d’Europa per la grande collaborazione alla guerra contro il terrore. Insieme abbiamo smantellato le attività finanziarie del terrorismo, rafforzato i sistemi comuni di intelligence, intensificato la cooperazione nel promulgare leggi e migliorato la sicurezza dei commerci e dei viaggi internazionali.
Daremo la caccia ai terroristi dovunque si nascondano. Nell’interesse della sicurezza del nostro popolo e della pace, saremo inesorabili nel dare la caccia agli ideologi dell’odio. L’11 settembre l’America si è rivolta dapprima al problema della nostra sicurezza immediata e a dar la caccia a un nemico. E quell’importante lavoro continua. Abbiamo anche capito che una definizione ristretta della sicurezza non basta. Mentre ci occupiamo di una minaccia presente, abbiamo accettato la sfida a lungo termine di diffondere la speranza, la libertà e la prosperità come grandi alternative al terrore.




permalink | inviato da il 22/2/2005 alle 17:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

La mia nuova creatura

Neocon 13/2/2005




permalink | inviato da il 13/2/2005 alle 16:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

Resistenza di stampa ???

Neocon 7/2/2005



In Iraq si pubblicano più di 200 testate, ci sono circa 90 tra radio e TV. Sotto il regime di Saddam c'erano circa 4 giornali.
Sotto Saddam v'era la libertà di stampa, oggi la resistenza di stampa.



permalink | inviato da il 7/2/2005 alle 14:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Tiro al bersaglio

Neocon 7/2/2005



Trenta cadaveri sono stati trovati nel giardino della casa di Alì il chimico, cugino di Saddam Hussein. Alì ed i suoi amici usavano i prigionieri come bersagli umani per divertimento durante allegre festicciole.
A me ricordano i nazisti..
Ma sicuramente è un comportamento da resistente.



permalink | inviato da il 7/2/2005 alle 14:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Avete notato una cosa ???

Neocon 5/2/2005


Avete notato che c'è una vera e propria ossessione per i neoconservatori americani ?
Qualunque studioso o politico americano che parli bene di Bush è un neocon, qualsiasi politica di Bush è una politica neocon.
Tutto è neocon, così alla fine niente sarà neocon.
Ma quand'è che queste persone cominceranno a leggere ed a cercare di capire cosa sia in verità il movimento neoconservatore.
Noi suggeriamo i libri di Christian Rocca e Alberto Simoni. 
Che siano gli anticorpi della reazione politically correct a fare tutto ciò ????



permalink | inviato da il 5/2/2005 alle 16:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Alla faccia delle Cassandre...

Neocon 30/1/2005

 

 

 

 

 

 

 

Magari la percentuale dei votanti in Iraq non sarà del 72% come dicono le prime proiezioni ufficiali, ma il dato è indubbio la democrazia ha vinto. Le prime elezioni multipartitiche sono un successo.

Alla faccia degli Zapatero, Chirac, Schroeder, Bertinotti, Pecoraro Scanio, Cento, Rutelli, Fassino, D'Erme e Casarini.

Una grande vittoria della democrazia.

  




permalink | inviato da il 30/1/2005 alle 21:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

The freedom speech

Neocon 24/1/2005



Possiamo ammetterlo onestamente: G.W. Bush ci ha stupito.
Il suo freedom speech, pronunciato alla cerimonia di insegnamento per il suo secondo mandato è uno di quei discorsi destinati ad essere ricordati. 
Un manifesto per la libertà nel mondo, senza se e senza ma.
Un discorso che cambia radicalmente la politica estera americana, unendo e sintetizzando le caratteristiche idealiste e realiste, ed aggiungendone un ingrediente fondamentale: il diritto di essere liberi.
Eppure avremmo dovuto intuire questo cambiamento epocale da ciò che Condoleeza Rice aveva detto al Senato. appena il giorno prima.
Lbertà, Democrazia e Sicurezza. Per il presidente Bush questi concetti rappresentano un continuum omogeneo ed inscindibile. Un "super valore" o un "metavalore" connaturato nella natura umana, capace di infiammare le menti ed i cuori delle persone. Una affermazione netta di un classico diritto naturale.
Una scala di valori su cui verranno misurati anche i rapporti con gli altri, 8magari lo facesse anche l'unione Europea con i suoi "aiuti").
Questo freedom speech ha fissato degli obiettivi, ora vedremo come saranno attuati.
Abbiamo ancora 4 anni.


Vi segnalo anche questo bel pezzo di Christian Rocca su Camillo     



permalink | inviato da il 24/1/2005 alle 22:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Il manifesto della nuova politica estera americana

Neocon 20/1/2005



Riportiamo il testo dell'audizione che il Segretario di Stato americano, Condoleeza Rice, ha tenuto di fronte al Senato

Ripartire dall’11 settembre

E' un onore essere chiamata a guidare il Dipartimento di Stato in questo momento di sfide, speranze e opportunità per l' America, e per il mondo intero. L' 11 settembre 2001 è stato un giorno fondamentale per la nostra nazione e per il mondo. Grazie alla chiara visione e alla leadership del presidente Bush, la nostra nazione ha saputo affrontare le sfide del nostro tempo: combattere la tirannia e il terrore, garantire libertà e prosperità alla nuova generazione. Il compito che l' America e i suoi alleati hanno accettato, e i sacrifici che abbiamo sopportato, si sono rivelati difficili, necessari e giusti. È tempo di edificare su queste conquiste per rendere il mondo più sicuro e più libero.

Il Tempo della diplomazia è giunto

 Dobbiamo usare la diplomazia per contribuire a creare un equilibrio di poteri nel mondo che favorisca la libertà. Il tempo della diplomazia è giunto. Sono onorata della fiducia che il presidente Bush ripone in me chiamandomi a guidare la diplomazia americana in questo storico momento. Lavorerò assieme al Congresso, ai membri di entrambi gli schieramenti, per costruire un forte consenso bipartisan dietro la politica estera dell' America. Tenterò di rafforzare le nostre alleanze, di sostenere i nostri amici, di rendere il mondo sicuro e migliore. E sarà per me un onore particolare succedere a un uomo che ammiro, mio amico e mentore, Colin Powell. Quattro anni fa, il Segretario Powell si è rivolto a questa Commissione come faccio io oggi.

L’esempio di M.L.King e la lezione della famiglia

Oggi come allora, l' America celebra la vita e l' eredità di Martin Luther King jr. È tempo di riflettere sull' eredità di quel grande uomo, sui suoi sacrifici, sul coraggio della gente che lo ha seguito e sui progressi che la nostra nazione ha compiuto. Sono in debito con quanti hanno combattuto e si sono sacrificati nel movimento di difesa dei diritti civili così da permettermi di essere qui oggi. Tempi di eroi Per me, è tempo di ricordare anche altri eroi. Sono cresciuta a Birmingham, in Alabama, la vecchia Birmingham di Bull Connor, quella delle bombe nelle chiese e delle minacce agli elettori, la Birmingham nella quale Martin Luther King fu chiuso in carcere per essere sceso in piazza senza permesso. Eppure, c' era un' altra Birmingham, la città in cui i miei genitori, John e Angelena Rice, insieme ai loro amici hanno costruito una comunità vitale in mezzo al regime di segregazione più severo del Paese. Sarebbe stato tanto facile per loro perdere le speranze, e trasmettere quella disperazione ai loro figli. Ma non hanno accettato che le ingiustizie del loro tempo limitassero i nostri orizzonti. I miei amici ed io siamo stati educati a credere di poter fare o diventare qualsiasi cosa. Ci è stato insegnare a non ascoltare chi ci diceva, «No, non puoi». La storia dei genitori, degli insegnanti e dei bambini di Birmingham è la storia del trionfo dei valori universali sulle avversità. E quei valori - la fede nella democrazia, la libertà, la dignità di ciascuna vita, i diritti di ciascun individuo - uniscono gli americani di tutte le provenienze, di tutte le fedi, e tutti i colori.

Una america più sicura con un mondo più libero

Una delle lezioni più inequivocabili che la storia ci abbia impartito, è che l' America è più sicura, e con l' America il mondo, quando e dove è la libertà a prevalere. Non è un caso né una coincidenza che le più serie minacce del secolo scorso siano venute da movimenti totalitari. Il fascismo e il comunismo erano tra loro assai diversi, ma condividevano un implacabile odio per la libertà, una convinzione fanatica che la loro via fosse l' unica, e l' assoluta certezza che la storia fosse dalla loro parte. In certi momenti, è parso che fosse così.

Il XX secolo: il mondo dopo la II guerra mondiale

Nella prima metà del Ventesimo secolo gran parte del progresso democratico ed economico dei primi decenni sembrò essere spazzata via dall' avanzata di ideologie spietate dotate di un terribile potere militare e tecnologico. Persino dopo la vittoria degli alleati nella Seconda guerra mondiale, in molti continuarono a temere che l' Europa, e forse il mondo, rimanesse per metà libera e per metà schiava. L' America e i suoi alleati hanno avuto leader capaci di una chiara visione che non hanno smarrito la strada. Hanno creato la grande alleanza della Nato per contenere e infine erodere la potenza sovietica. Hanno contribuito a creare le Nazioni Unite e la struttura legale internazionale per questa e altre istituzioni che hanno servito il mondo per oltre cinquant' anni. Hanno stanziato miliardi per la ricostruzione dell' Europa e gran parte dell' Asia. Hanno costruito un sistema economico internazionale fondato su libero commercio e liberi mercati per portare il benessere in ogni punto del pianeta. Hanno opposto all' ideologia e alla propaganda dei nostri nemici un messaggio di speranza, e la verità. Infine, sebbene la fine tardasse a venire, la loro visione ha prevalso. Una lunga battaglia

Le Sfide del XXI secolo: implementare la libertà e la democrazia

Le sfide che affrontiamo oggi non sono meno insidiose. L' America e il mondo libero sono ancora una volta impegnati in una battaglia di lungo periodo contro un' ideologia di tirannia e terrore, contro l' odio e la disperazione. Dobbiamo affrontare queste sfide con la medesima visione, lo stesso coraggio, la stessa audacia di pensiero dimostrati dai nostri leader dopo la Seconda Guerra Mondiale. In questo storico momento, la diplomazia americana ha tre grandi compiti. Primo, unire la comunità delle democrazie nell' edificazione di un sistema internazionale basato sui valori condivisi e sulla legge. Secondo, rafforzare la comunità delle democrazie per combattere le minacce alla sicurezza comune e alleviare la disperazione nella quale il terrore alligna. Terzo, diffondere la libertà e la democrazia su tutto il pianeta. E' la missione che il presidente Bush ha affidato all' America nel mondo. E la grande missione della diplomazia americana oggi. Permettetemi di esaminare ciascuno dei tre compiti che ho appena citato.

La Comunità delle democrazie

Qualsiasi nazione libera ha il dovere di condividere con le altre i benefici della libertà. la nostra prima sfida, quindi, è esortare il popolo americano, e i popoli di tutte le nazioni libere, a unirsi in difesa di una causa comune e risolvere i problemi comuni. La Nato, l' Unione europea e i nostri alleati democratici in Asia orientale e nel mondo saranno i nostri partner più forti in questa vitale impresa. Gli Stati Uniti continueranno a lavorare al fine di sostenere il sistema internazionale di regole e trattati che ci consentono di beneficiare della nostra libertà, di costruire le nostre economie, e mantenere la sicurezza. Dobbiamo restare uniti ed esortare l' Iran e la Corea del Nord ad abbandonare i loro programmi di armamento nucleare, e scegliere al contrario il sentiero della pace. Le nuove assemblee che emergono dal Grande Medio Oriente e dal Nordafrica offrono eccezionali opportunità per incoraggiare l' economia, le riforme sociali e democratiche nel mondo islamico. Come il presidente Bush ha affermato nell' esposizione della strategia per la sicurezza nazionale, l' America «è guidata dalla convinzione che nessun' altra nazione possa da sola costruire un mondo migliore e più sicuro. Le alleanze e le istituzioni multilaterali possono accrescere la forza delle nazioni che amano la libertà».

Rafforzare la comunità delle democrazie

Il nostro secondo grande compito è rafforzare la comunità democratica, cosicché tutte le nazioni libere partecipino al lavoro che ci aspetta. I popoli liberi non possono che gioire del successo della democrazia nel mondo. Insieme, dobbiamo edificare su questo successo. Molte sfide ci attendono. In alcune aree del mondo, esigui gruppi di estremisti minacciano l' esistenza stessa della libertà politica. Il disagio e la povertà possono destabilizzare intere nazioni e regioni. La corruzione è in grado di minare le fondamenta della democrazia. E alcuni leader eletti hanno intrapreso azioni illiberali che, se non corrette, rischiano di compromettere i faticosi progressi delle democrazie. Siamo generosi L' America è sempre stata generosa negli aiuti ai Paesi colpiti da disastri e oggi stiamo fornendo denaro e personale per alleviare le sofferenze di milioni di persone colpite dallo tsunami, e per aiutare le nazioni a ricostruire le loro infrastrutture. Collaboriamo con le nazioni in via di sviluppo per combattere la corruzione, garantire il rispetto della legge, cerare una cultura della trasparenza. Lavoreremo con i riformatori in quelle regioni che tentano di ampliare le opportunità delle loro popolazioni. E non smetteremo di sostenere che i leader democraticamente eletti hanno l' obbligo di governare democraticamente.

Esportare la democrazia e la libertà

Il nostro terzo grande compito è portare ovunque nel mondo democrazia e libertà. Ho parlato dei gravi attentati alla democrazia nella prima metà del Ventesimo secolo. La seconda metà ha visto la democrazia avanzare in maniera ancor più drammatica. Nell' ultimo quarto di secolo, il numero di democrazie nel mondo è triplicato. E solo negli ultimi sei mesi di questo nuovo secolo, abbiamo assistito al trasferimento pacifico e democratico di poteri in Malaysia, nazione a maggioranza musulmana, e in Indonesia, il Paese con la più ampia popolazione musulmana al mondo. Abbiamo visto uomini e donne attendere in fila per ore per votare nelle prime libere elezioni presidenziali nella storia dell' Afghanistan. Ci siamo rallegrati del rifiuto della popolazione ucraina di accettare un' elezione truccata, e della sua determinazione nel vedere affermata la propria volontà democratica. Abbiamo visto il popolo dei Territori palestinesi affluire al voto in elezioni ordinate e corrette. E presto la popolazione irachena eserciterà il diritto a scegliere i suoi capi, e decidere il corso del futuro della nazione. Non meno degli ultimi anni del Ventesimo secolo, i primi del nuovo possono essere era di libertà. E noi americani dobbiamo fare tutto il possibile perché sia così. A dire il vero, sopravvivono nel mondo avamposti della tirannia e l' America si schiera al fianco dei popoli oppressi di tutti i continenti. A Cuba, in Myanmar, in Corea del Nord, Iran, Bielorussia, Zimbabwe. Il mondo dovrebbe mettere in pratica quello che Natan Sharansky definisce «la prova della piazza»: se una persona non può camminare nel mezzo della piazza della città ed esprimere le proprie idee senza paura di essere arrestata, imprigionata, molestata, ebbene, questa persona vive in una società della paura, non in una società libera. Non avremo pace finché tutte le persone che vivono in società di questo tipo non avranno conquistato la loro libertà.

Le positività in Medio Oriente

Ma alcuni positivi segnali indicano che la libertà è in cammino. L' Afghanistan e l' Iraq stanno lottando per lasciarsi alle spalle un passato oscuro e terribile e stanno scegliendo la via del progresso. L' istituzione di una democrazia palestinese contribuirà a por fine al conflitto in Terra Santa. Oggi abbiamo un' opportunità e dobbiamo coglierla. Siamo incoraggiati dalle recenti elezioni presidenziali palestinesi. L' America desidera giustizia, dignità, uno Stato vitale, indipendente e democratico per il popolo palestinese. Desideriamo pace e sicurezza per lo Stato di Israele, che deve fare la sua parte per migliorare le condizioni di vita dei palestinesi e tentare di costruire un futuro migliore. Gli Stati arabi devono collaborare e negare qualsiasi forma di sostegno ai Paesi che intraprendono la strada della violenza. Sono impaziente di lavorare personalmente con i leader palestinesi e israeliani, e condurre la diplomazia americana in quest' impresa cruciale. Solo se tutte le parti accetteranno di compiere il loro difficile lavoro e di assumersi le proprie responsabilità, sarà possibile realizzare la pace.

Il momento della pace

E il momento di scegliere la pace è giunto. Costruire un mondo di speranza, benessere e pace è difficile. Lungo il cammino, i rapporti dell' America con le potenze globali si riveleranno critici.

Il ruolo strategico della Russia

In Russia, ci rendiamo conto che la strada verso la democrazia è accidentata e che il successo non è ancora assicurato. Eppure la storia recente mostra che possiamo lavorare con la Russia per risolvere problemi comuni. E così facendo, continueremo a esercitare pressioni in favore della democrazia e a chiarire che la tutela della democrazia in Russia è vitale per il futuro delle relazioni con gli Stati Uniti.

L’opera dei miei predecessori

Un ricordo personale Permettetemi di concludere con un ricordo personale. Ho fatto parte del governo a Washington dal 1989 al 1991. Ero l' esperta della Casa Bianca sull' Unione Sovietica alla fine della Guerra Fredda. Ero fortunata a essere lì, e lo sapevo. Ho avuto l' opportunità di partecipare alla liberazione dell' Europa dell' Est. Ho preso parte all' unificazione della Germania e ho visto il crollo dell' Unione Sovietica. E' stato un momento inebriante per tutti noi. Ma, guardandomi indietro, comprendo che non abbiamo fatto altro che raccogliere i frutti delle buone decisioni prese nel 1947, nel 1948, nel 1949, quando Truman e Acheson e Vandenberg e Kennan e tanti altri sapienti e lungimiranti statisti operanti nei rami esecutivo e legislativo riconobbero di non essere impegnati in una limitata battaglia con il comunismo, e di essere alla sfida decisiva del loro tempo.

Lavorare tutti insieme

Democratici e repubblicani si unirono compatti attorno a un progetto e a una politica che permisero di vincere la Guerra Fredda. Il percorso non è stato sempre piano, ma la fondamentale unità di intenti e valori fu essenziale al successo finale. Nella prefazione alle sue memorie, pubblicate nel 1969, Dean Acheson scrisse del periodo successivo alla Guerra Fredda che «quanti presero parte al dramma non conoscevano la fine, come non la conosce nessuno di noi». Oggi la conosciamo, molti di noi ne sono stati testimoni. La fine è stata la vittoria della libertà, la liberazione della metà di un continente, il tramonto di un impero dispotico, il trionfo di decisioni sagge e coraggiose prese all' inizio. È mia grande speranza e profondissima convinzione che la battaglia di fronte alla quale siamo oggi, si concluderà un giorno con un simile trionfo per lo spirito umano. Lavorando insieme, possiamo riuscirci.




permalink | inviato da il 20/1/2005 alle 22:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

Neocon 19/1/2005



Una giornata di violenza e di morte, oggi in Iraq. Segno che le elezioni sono più che mai necessarie. La celebrazione delle stesse sarà il primo segno di rinascita dell'Iraq e la prima sconfitta del terrorismo.



permalink | inviato da il 19/1/2005 alle 23:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Qualcosa su cui riflettere...

Neocon 19/1/2005



Riportiamo il memoriale di
Khodorkovskij proprietario della Yukos, in carcere  in Russia

 

Il Caso Yukos, come emblema dell’uso distorto della legge

Sta per terminare la demolizione della Yukos. Ho fatto tutto quello che dipendeva da me affinché la malevolenza del potere non portasse a tali conseguenze per gli azionisti minoritari, per i semplici dipendenti della compagnia, per il Paese nel suo complesso. Sei mesi fa ho proposto di cedere le azioni in mio possesso per saldare i reclami verso la compagnia. Tuttavia, è stata scelta un'altra via, quella di un uso selettivo della legge, dell'introduzione e applicazione post factum di nuove norme e interpretazioni giuridiche, la via di una distruzione diretta e pubblica dei germogli di fiducia della comunità imprenditoriale verso il potere nel suo insieme. La completa mancanza di scrupoli nelle azioni degli organismi del fisco, delle forze dell'ordine e della giustizia, delle compagnie parastatali, ivi inclusa la pressione totale sui manager e sui dipendenti della società, la cui unica colpa consiste soltanto nell'aver un tempo lavorato sotto la guida di Khodorkovskij, non lasciano dubbi sul fatto che il processo sia stato commissionato. Centinaia di persone interrogate, a molti presentate accuse assolutamente fantastiche. Taluni, donne comprese, tenuti in carcere. Perché? Tutto è assai palese: non interferite nella disfatta della Yukos e fornite materiali compromettenti su Khodorkovskij. Ora è evidente che si tratta di interessi non solo politici ma anche di altro tipo, in quanto i metodi scelti per servire questi interessi colpiscono la reputazione del potere, l'economia del Paese. Ma pare che simili inezie siano indifferenti.
Il problema oggi non è più il destino della Yukos. Con tutta probabilità non si riuscirà a salvare la compagnia. La questione è quali saranno le lezioni che trarranno il Paese e la società dall'affare Yukos, il cui accordo finale è stato l'evento più insensato e rovinoso per l'economia del Paese in tutto il periodo del potere del presidente Vladimir Putin.
Sì, nell'ultimo anno i 15 miliardi di dollari di cui scriveva la rivista Forbes si sono ridotti praticamente a zero e tra non molto si trasformeranno in uno zero completo. Ma io mi rendevo conto che sarebbe andata così, ho solo proposto di lasciar stare la compagnia, i suoi azionisti minoritari in quanto sentivo la mia diretta responsabilità davanti ai 150 mila dipendenti, ai 500 mila loro familiari, ai 30 milioni di abitanti delle città e dei borghi che dipendono dal funzionamento ininterrotto delle imprese. Io avevo e continuo ad avere a cuore la sorte di decine di migliaia di azionisti della Yukos che un giorno ritennero che valesse la pena di affidare il proprio denaro a Khodorkovskij e alla sua squadra. E ancora fino a tempi recenti era lecito affermare che gli azionisti non avevano sbagliato. Nel 1995 quando noi - io e la nostra squadra - siamo arrivati alla Yukos la compagnia era in deficit, si erano accumulati debiti sul pagamento delle retribuzioni per sei mesi mentre i debiti arretrati sul pagamento dei crediti ammontavano a 3 miliardi di dollari. La Yukos funzionava soltanto in nove regioni del Paese estraendo 40 milioni di tonnellate di petrolio all'anno e la produzione calava progressivamente.
Nel 2003 l'attività della Yukos interessava già 50 regioni russe, l'estrazione annua del petrolio raggiungeva 80 milioni di tonnellate con una notevole tendenza alla crescita. La Yukos erogava stabilmente agli operai un alto salario, fino a 7 mila rubli al mese nella parte europea della Russia e fino a 30 mila rubli mensili in Siberia. All'inizio del decennio era il secondo contribuente fiscale nel Paese dopo Gazprom, formando quasi il 5% del budget federale. Non vorrei soffermarmi dettagliatamente su quale feconda immaginazione abbia inventato il debito fiscale della Yukos (secondo gli esperti del Ministero delle tasse e delle imposte la Yukos avrebbe dovuto pagare più debiti di quanto profitto lordo non ottenesse). Metodi simili entreranno a far parte dei manuali sul diritto fiscale come uno sconveniente aneddoto storico, poiché hanno dimostrato che l'estrazione del petrolio in Russia si fa a danno dell'azienda. E' chiaro che pur di spartire la proprietà i burocrati sono pronti a tutto.

Superare il limite del diritto di proprietà

Però - per quanto ciò possa apparire strano ai più - l'addio alla proprietà non sarà per me insopportabilmente doloroso. Io - con tanti e tanti prigionieri noti e ignoti - debbo dire grazie al carcere. Esso mi ha donato mesi di contemplazione intensa, il tempo di rivalutare molti aspetti della vita. Ho già realizzato che la proprietà, e la grande proprietà in ispecie, di per se stessa non rende l'uomo libero. Essendo coproprietario della Yukos ho dovuto prodigarmi enormemente per difendere questa proprietà. E ho dovuto limitarmi in tutto quello che potesse nuocere a quella proprietà. Mi proibivo di dire molte cose perché le espressioni chiare potevano danneggiare proprio quella proprietà. Ho dovuto chiudere un occhio su tante cose, rassegnarmi a tanto per amore della proprietà, per conservarla e moltiplicarla. Non solo io amministravo la proprietà: essa amministrava me stesso. Perciò vorrei mettere in particolare guardia i giovani di oggi che tra poco faranno ingresso nel potere: non invidiate i grandi proprietari. Non pensate che abbiano una vita facile e comoda. La proprietà apre nuovi orizzonti ma è sempre essa a condurre a un'involuzione delle potenzialità creative dell'uomo, a un'erosione della sua personalità in quanto tale. In ciò si manifesta una crudele tirannia, la tirannia della proprietà.

La lotta tra l’Essere ed il Possedere. La scelta della libertà

Ecco che ora sono passato in un'altra qualità. Sto diventando una persona semplice (dal punto di vista economico un rappresentante della parte agiata della classe media) per la quale l'essenziale non è il possesso ma l'essere. La lotta non per il patrimonio ma per se stessa, per il diritto di essere se stessa. In questa lotta non importano i posti in classifica, i legami burocratici e i ninnoli pubblicitari. Soltanto tu stesso, i tuoi sentimenti, le tue idee, capacità, volontà, ragione, fede. Ciò significa appunto, forse, l'unica scelta possibile e giusta: la scelta della libertà.

 

Il Potere
Quello che succede alla Yukos ha direttamente a che fare con il potere. Che cosa sarà del potere dopo l'affare Yukos è una questione importantissima. E' stato detto: ogni popolo ha il potere che merita. Aggiungerei: ogni potere rispecchia le idee concentrate del popolo sulla natura del potere. Per questo si può asserire che sia in Gran Bretagna, sia in Arabia Saudita che nello Zimbabwe il potere appartiene al popolo. E la tradizione della percezione del potere costituisce la base della stabilità di uno Stato. Perciò parlare di una «democratizzazione» di alcune monarchie arabe secondo il modello occidentale è altrettanto assurdo che parlare di un ripristino della monarchia assoluta di stampo medievale, ad esempio, nella Danimarca moderna.

 

Il passato ed il futuro della concezione del potere in Russia
La tradizione politica russa in questo senso è sintetica. La Russia si è sempre trovata (e si trova ora) sul confine delle civiltà, ma prevalentemente è un Paese europeo e, quindi, le istituzioni politiche europee che presuppongono la divisione dei poteri sono assolutamente organiche per il nostro Paese. Un altro conto è che non si può ignorare nemmeno il rovescio della medaglia. Il popolo russo è abituato a vedere lo Stato come una forza superiore che dà speranza e fede. Questa forza non può essere assunta, tanto per iniziare bisogna smettere di trattarla come una forza superiore. Mentre la storia russa ci insegna che la perdita di un rispetto particolare, iperrazionale verso lo Stato porta il nostro Paese, inevitabilmente ed immancabilmente, a caos, ammutinamento, rivoluzione.

 

Il nuovo totalitarismo russo: la burocrazia
Con tutto ciò non si devono mescolare i concetti di «potere» e «amministrazione». La funzione amministrativa è svolta dal funzionario, il quale non è per nulla una vacca sacra. Il burocrate è un comune mortale chiamato ad assumersi la responsabilità per tutti i problemi e le manchevolezze. La disfatta della Yukos fa vedere come i burocrati sguinzagliati siano mossi nient'affatto dagli interessi dello Stato come tale, eterno e già per questo possente. Essi sanno semplicemente che la macchina statale esiste per servire i loro interessi personali mentre tutto il resto delle sue funzioni temporaneamente (oppure per sempre) è abolito perché inutile. Costoro non nutrono il minimo rispetto per lo Stato, il quale viene considerato da loro soltanto come meccanismo per raggiungere i propri obiettivi personali.
Per questo anche il caso Yukos non è per nulla un conflitto tra lo Stato e il business bensì un attacco, politicamente e commercialmente motivato, di un business (i cui rappresentanti sono i funzionari) a un altro. Lo Stato, invece, qui è ostaggio degli interessi di persone fisiche concrete, seppure investite dai poteri di funzionari statali. Nell'agire secondo la stessa logica la burocrazia ha deciso oggi di smantellare completamente la divisione dei poteri. Il modello adottato presuppone che ogni politico debba ora essere equiparato al funzionario. E lo stesso contenuto della politica alla carriera negli stretti ambiti della corporazione burocratica.
A che scopo si fa questo? Per mobilitare la nazione e guidarla a nuove imprese di storica portata?! Nessun uomo vicino al Cremlino che creda in ciò che dice accetterà un obiettivo simile.
In un colloquio privato, non ascoltato da nessuno, egli dirà l'inverso: se la divisione dei poteri sarà liquidata, ai burocrati sarà più facile raccogliere nel Paese il denaro e spartirlo sulla base delle proprie idee senza guardare ai bisogni e agli interessi della gente. Tutto qui. A questo punto ci si domanda: un sistema così concepito funzionerà efficacemente, guiderà esso i suoi architetti alla meta ambita? No, non li guiderà. In seguito ai provvedimenti per «accrescere la governabilità» il Paese potrebbe diventare totalmente ingovernabile.
Perché? Perché esistono le leggi secolari di organizzazione dei sistemi complessi nonché le regole del potere assodate nella storia. Il potere sottintende sempre la reciproca motivazione tra governanti e governati. La motivazione può essere varia, dall'edificazione del comunismo al banale arricchimento universale. Ma essa, questa motivazione, dev'essere presente ed essere davvero unica per tutti. I funzionari dozzinali e inetti che agiscono secondo il principio «a me, a me e ancora a me» non propongono tale motivazione. E non capiscono per niente a che cosa serva. Proprio per questo essi distruggono con coerenza tutti i meccanismi che possano consentire a un russo di esprimersi: le elezioni a tutti i livelli, la concorrenza di mercato, la libertà di pronunciamento pubblico eccetera. Tuttavia, nessun vero patriota darà la propria vita per un pugno di funzionari interessati soltanto ai loro redditi. Nessun vero poeta comporrà un inno in loro onore. Nessuno scienziato tenderà a grandi scoperte in un ambiente in cui tutti se ne infischiano del suo genio. Molto presto l'unica controparte di questa burocrazia vorace sarà una folla feroce e informe la quale si riverserà sulle strade e dirà: «Avete promesso pane e circensi? Ebbene, dove sono?!». E non si potrà mica agitare ironicamente in faccia a quella folla una pila di carta intestata amministrativa usata. Allora si verificherà una democrazia ingovernabile, con le sue innumerevoli sciagure e sofferenze. Ecco che cosa occorre temere veramente.

 

Io, postsovietico, vi dico che…

Io, certamente, vorrei dare il mio contributo affinché il nostro Paese divenga prospero e libero. Ma sono pronto a pazientare, se il potere deciderà di lasciarmi in carcere. Per le persone avide che si sono comportate così rozzamente e insensatamente nei confronti delle decine di migliaia di azionisti della Yukos io, semplice carcerato postsovietico, provo perfino pena. Esse affrontano lunghi anni di paura, vuoi davanti a nuove generazioni dei vogliosi di «togliere e dividere» vuoi davanti alla giustizia vera e non a quella amministrata  a Mosca nel tribunale del rione Basmannyj. Perché solo pochi spettatori molto ingenui dei canali televisivi centrali continuano a pensare che lo scopo di quanto avviene siano gli interessi di tutto il popolo.
Ma ancora di più compatisco quei personaggi al potere i quali sinceramente credono di stare compiendo una buona opera per il Paese e per la gente. La via dell'inferno è lastricata di buone intenzioni. La logica storica dimostra: più avanti su questa strada essi dovranno sincerarsi che i metodi repressivi nella politica, la spartizione della proprietà con metodi di forza e il compito di costruire un'economia moderna sono incompatibili. Anche perché non si riuscirà a limitare questa macchina al solo Khodorkovskij, alla Yukos oppure agli oligarchi; molti ne cadranno vittime, compresi gli stessi architetti e costruttori di oggi.
I miei persecutori sanno che nella causa penale non vi è nessuna prova della mia colpevolezza, ma ciò non è fondamentale, saranno presentate nuove accuse, ad esempio di aver incendiato il Maneggio o di aver fomentato la controrivoluzione economica. Mi hanno riferito una considerazione importante: loro vogliono mettermi dentro ben bene, per cinque o più anni perché temono che mi vendichi con loro.
Quegli uomini dabbene cercano di giudicare tutti con il proprio metro. Calmatevi: non intendo diventare un conte di Montecristo (ma neppure un capo di condominio). Respirare l'aria primaverile, giocare con i bambini che studieranno in una comune scuola moscovita, leggere libri intelligenti, tutto questo è di gran lunga più importante, giusto e piacevole che spartire la proprietà e fare i conti con il proprio passato.
Sono riconoscente al Signore perché a differenza dei miei persecutori ho capito che la corsa al grande denaro non è affatto l'unico (e, forse, per niente l'essenziale) senso delle fatiche umane. Per me il periodo del grande denaro rimane nel passato. E ora, sbarazzatomi dell'onere del passato, intendo lavorare per il bene delle generazioni che molto presto verranno in possesso del nostro Paese. Generazioni insieme alle quali verranno nuovi valori e nuove speranze.

 

 

Ho deciso di pubblicare questo memoriale soprattutto perché, oltre ad essere uno scritto in cui traspare una umanità ed una passione molto forte, unita ad una lucida visione politica. Non vi è rassegnazione, piuttosto una “rabbia” civile. E’ uno sfogo liberale che mi ha molto colpito.

I titoli ed il grassetto sono miei…




permalink | inviato da il 19/1/2005 alle 14:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Blog letto1 volte

Categorie
tags
Link

Disclaimer
L'autore dichiara di non essere responsabile per i commenti inseriti nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze non sono da attribuirsi all'autore, nemmeno se il commento viene espresso in forma anonima o criptata. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica poiché viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001. Le immagini pubblicate sono quasi tutte tratte da internet: qualora il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione.